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Se stai pensando di ristrutturare casa, il momento di agire è adesso. Il 2026 è l’ultimo anno in cui puoi beneficiare della detrazione al 50% per la prima casa, con il tetto massimo di 96.000 euro. Dal 2027 le aliquote scenderanno e le condizioni diventeranno meno favorevoli.

Non è allarmismo: è la legge. La Legge di Bilancio ha già stabilito il calendario delle riduzioni, e chi rimanda rischia di perdere migliaia di euro di risparmio fiscale.

In questa guida aggiornata a giugno 2026 ti spieghiamo tutto quello che devi sapere: le aliquote attuali, cosa cambia dal prossimo anno, quali lavori sono detraibili e come fare per non perdere il bonus. Se hai in programma una ristrutturazione del bagno, della cucina o di altri ambienti, leggi con attenzione.

Bonus ristrutturazione 2026: ultima occasione per il 50%

Il Bonus Ristrutturazione (o Bonus Casa) è una delle agevolazioni fiscali più longeve e utilizzate dagli italiani. Permette di detrarre dall’IRPEF una percentuale delle spese sostenute per lavori di recupero del patrimonio edilizio.

Nel 2026 le condizioni sono ancora favorevoli, ma è ufficialmente l’ultimo anno con le aliquote “piene”. Dal 1° gennaio 2027 inizierà un percorso di riduzione progressiva che renderà meno conveniente ristrutturare.

Se hai lavori in programma, i prossimi sei mesi sono cruciali: devi avviare e pagare i lavori entro il 31 dicembre 2026 per bloccare le aliquote attuali. La detrazione spetta infatti in base alla data del pagamento (criterio di cassa), non alla data di fine lavori.

Le aliquote in vigore nel 2026

Vediamo nel dettaglio le percentuali di detrazione applicabili quest’anno.

Prima casa (abitazione principale)

Per gli interventi sulla prima casa (l’immobile in cui hai la residenza anagrafica), la detrazione è del 50% delle spese sostenute, su un massimo di 96.000 euro per unità immobiliare.

Significa che se spendi 20.000 euro per ristrutturare il bagno e la cucina, puoi recuperare 10.000 euro in 10 anni (1.000 euro all’anno di minor IRPEF da pagare).

Se spendi il massimo detraibile, ovvero 96.000 euro, recuperi 48.000 euro in 10 anni.

Seconde case e altri immobili

Per le seconde case, gli immobili dati in affitto e gli altri immobili non adibiti ad abitazione principale, la detrazione scende al 36%, sempre su un massimo di 96.000 euro.

Questo significa che sugli stessi 20.000 euro di lavori, il risparmio fiscale è di 7.200 euro in 10 anni (720 euro all’anno), anziché 10.000 euro.

La distinzione tra prima e seconda casa, introdotta a partire dal 2024, penalizza chi possiede più immobili ma mantiene comunque un’agevolazione significativa.

Cosa cambia dal 1° gennaio 2027

Ecco il punto cruciale: le aliquote sono destinate a scendere, e il calendario è già scritto.

Dal 2027 la detrazione per la prima casa passerà dal 50% al 36%. Per le seconde case scenderà dal 36% al 30%. Il tetto di spesa dovrebbe rimanere a 96.000 euro, ma potrebbero esserci ulteriori modifiche con la prossima Legge di Bilancio.

Dal 2028 è prevista un’ulteriore riduzione: aliquota unica del 30% per tutti gli immobili, senza distinzione tra prima e seconda casa.

Tradotto in numeri concreti: se spendi 20.000 euro per ristrutturare il bagno nel 2026 (prima casa), recuperi 10.000 euro. Se fai lo stesso intervento nel 2027, recuperi 7.200 euro. Dal 2028 in poi, solo 6.000 euro.

La differenza tra ristrutturare nel 2026 e aspettare il 2028 è di 4.000 euro su una spesa di 20.000 euro. Su lavori più importanti, il divario cresce proporzionalmente.

Quali lavori rientrano nel bonus ristrutturazione

Non tutti i lavori in casa danno diritto alla detrazione. Il bonus si applica agli interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia sulle singole unità immobiliari.

La manutenzione ordinaria (tinteggiatura, sostituzione di pavimenti senza modifiche, riparazioni) è agevolata solo per le parti comuni condominiali, non per i singoli appartamenti.

Manutenzione straordinaria

Sono interventi che modificano o sostituiscono parti anche strutturali dell’edificio, o che realizzano e integrano servizi igienico-sanitari e tecnologici. Ecco gli esempi più comuni.

Il rifacimento completo degli impianti (idraulico, elettrico, di riscaldamento) rientra sempre nella manutenzione straordinaria. Così come la sostituzione di infissi esterni con modifica di materiale o tipologia.

La realizzazione o il rifacimento di bagni e servizi igienici è detraibile quando comporta interventi sugli impianti. L’installazione di ascensori e montacarichi, la costruzione di scale interne e il rifacimento di scale esistenti con modifica della struttura sono tutti interventi agevolabili.

Anche l’abbattimento delle barriere architettoniche rientra nel bonus, ed è particolarmente rilevante per chi installa docce a filo pavimento, sanitari per disabili o maniglioni di sicurezza.

Ristrutturazione edilizia

Sono interventi più invasivi che trasformano l’organismo edilizio: demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria, modifica della distribuzione interna degli spazi, cambio di destinazione d’uso.

Questi lavori richiedono generalmente titoli abilitativi (CILA, SCIA o Permesso di Costruire) e danno sempre diritto alla detrazione.

Lavori in bagno: cosa è detraibile

Il rifacimento del bagno è uno degli interventi più frequenti. Ma attenzione: non tutto ciò che fai in bagno è automaticamente detraibile.

Sono detraibili (come manutenzione straordinaria): il rifacimento completo dell’impianto idraulico, la sostituzione della vasca con doccia se abbinata a interventi sull’impianto, il rifacimento dell’impianto elettrico del bagno, la realizzazione di un secondo bagno, la modifica della distribuzione interna (spostamento sanitari con intervento sugli scarichi) e gli interventi per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Non sono detraibili (manutenzione ordinaria): la semplice sostituzione dei sanitari senza intervento sull’impianto, il cambio delle piastrelle senza altre opere, la sostituzione della rubinetteria e la tinteggiatura.

Il confine può sembrare sottile, ma la regola è chiara: se l’intervento tocca gli impianti o modifica la struttura/distribuzione, è straordinario e detraibile. Se è solo un “restyling” estetico, non lo è.

Il consiglio pratico: se devi comunque cambiare sanitari e piastrelle, valuta di includere anche il rifacimento dell’impianto idraulico (soprattutto se datato). In questo modo l’intero intervento diventa detraibile e recuperi il 50% anche sui sanitari e le finiture.

Come funziona la detrazione: un esempio pratico

Vediamo con un esempio concreto come funziona il meccanismo del bonus.

Mario decide di ristrutturare il bagno della sua prima casa a Torino. I lavori comprendono demolizione, rifacimento impianto idraulico ed elettrico, nuove piastrelle, sanitari sospesi, box doccia walk-in e mobile bagno.

Il preventivo totale è di 12.000 euro (materiali + manodopera + IVA).

Mario paga tutto con bonifico parlante entro dicembre 2026. Nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo (730 o Modello Redditi 2027, relativo ai redditi 2026), inserisce la spesa e inizia a recuperare la detrazione.

Calcolo della detrazione: 12.000 euro x 50% = 6.000 euro di detrazione totale.

Questa cifra viene divisa in 10 rate annuali di pari importo: 600 euro all’anno per 10 anni.

Ogni anno, Mario pagherà 600 euro in meno di IRPEF. Se la sua imposta annua è superiore a 600 euro, recupera tutto. Se fosse inferiore (ad esempio un pensionato con IRPEF di 400 euro), perderebbe la parte eccedente per quell’anno.

Se Mario avesse aspettato il 2027, la detrazione sarebbe stata del 36%: 4.320 euro totali, ovvero 432 euro all’anno. Avrebbe perso 1.680 euro di risparmio fiscale.

Requisiti e adempimenti per non perdere il bonus

Per accedere alla detrazione non basta fare i lavori: bisogna rispettare una serie di adempimenti burocratici. Ecco i principali.

Bonifico parlante: come compilarlo

Il pagamento deve avvenire tramite bonifico parlante, cioè un bonifico bancario o postale che riporta specifiche informazioni.

La causale del versamento deve contenere il riferimento normativo: “Bonifico per detrazioni fiscali – art. 16-bis DPR 917/1986” oppure la dicitura equivalente prevista dalla tua banca.

Deve essere indicato il codice fiscale del beneficiario della detrazione (chi paga e detrae).

Deve essere indicata la partita IVA o il codice fiscale del destinatario del pagamento (l’impresa o il professionista che esegue i lavori).

Tutte le banche e gli uffici postali hanno bonifici preimpostati per le ristrutturazioni: basta selezionare l’opzione corretta e compilare i campi richiesti.

Attenzione: i pagamenti in contanti, con assegno o con bonifico ordinario non danno diritto alla detrazione. Anche un solo pagamento sbagliato può compromettere l’agevolazione.

Documenti da conservare

Per dimostrare il diritto alla detrazione in caso di controlli, conserva accuratamente tutta la documentazione.

Servono le fatture relative ai lavori e ai materiali acquistati, con descrizione dettagliata degli interventi. Le ricevute dei bonifici effettuati sono fondamentali. Conserva anche i titoli abilitativi se richiesti (CILA, SCIA), oppure una dichiarazione sostitutiva di atto notorio con data di inizio lavori per gli interventi in edilizia libera.

Per gli interventi su parti comuni condominiali, serve la delibera assembleare e la tabella di ripartizione delle spese. È utile conservare anche le dichiarazioni di conformità degli impianti rilasciate dai tecnici.

Questi documenti vanno conservati per tutto il periodo di fruizione della detrazione (10 anni) più i successivi 5 anni in cui l’Agenzia delle Entrate può effettuare controlli: in pratica, almeno 15 anni.

Comunicazione ENEA (quando serve)

Per alcuni interventi che comportano risparmio energetico è obbligatorio inviare una comunicazione all’ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori.

Nel caso della ristrutturazione del bagno, la comunicazione ENEA è richiesta se installi dispositivi che riducono i consumi idrici (rubinetti a basso flusso, scarichi WC a doppio pulsante) o se l’intervento include componenti con impatto energetico.

La trasmissione si effettua online sul portale bonusfiscali.enea.it, nella sezione dedicata al Bonus Casa. La mancata o tardiva comunicazione non comporta la perdita della detrazione, ma è comunque consigliabile rispettare i termini per evitare contestazioni.

Bonus Mobili 2026: l’agevolazione complementare

Se ristrutturi il bagno (o qualsiasi altro ambiente), puoi abbinare il Bonus Mobili 2026: una detrazione del 50% sulle spese per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici destinati all’immobile ristrutturato.

Il limite di spesa per il 2026 è di 5.000 euro, quindi puoi detrarre al massimo 2.500 euro (250 euro all’anno per 10 anni).

Cosa puoi acquistare con il Bonus Mobili? Nel caso del bagno, rientrano i mobili bagno (mobili sottolavabo, colonne, pensili), gli specchi, i sistemi di illuminazione e gli elettrodomestici ad alta efficienza come lavatrici e asciugatrici (se destinate al bagno/lavanderia).

Non rientrano invece porte, pavimenti, tende e complementi d’arredo non riconducibili ai “mobili” in senso stretto.

Il requisito fondamentale è che l’acquisto dei mobili sia successivo all’inizio dei lavori di ristrutturazione. Inoltre, il bonus mobili è legato al bonus ristrutturazione: se non hai diritto alla detrazione per i lavori, non puoi accedere nemmeno a quella per i mobili.

Il pagamento può avvenire con bonifico (anche ordinario, non necessariamente parlante) oppure con carta di debito o credito. Non sono ammessi contanti e assegni.

Conviene ristrutturare nel 2026 o aspettare?

La risposta, dal punto di vista fiscale, è inequivocabile: conviene ristrutturare nel 2026.

Il risparmio concreto dipende dall’entità dei lavori. Per lavori da 10.000 euro su prima casa, nel 2026 detrai 5.000 euro (50%), nel 2027 ne detrarrai 3.600 euro (36%): perdi 1.400 euro.

Per lavori da 30.000 euro, la differenza sale a 4.200 euro. Per lavori da 50.000 euro, parliamo di 7.000 euro in meno di risparmio fiscale aspettando il 2027.

A queste cifre va aggiunto il Bonus Mobili, che potrebbe non essere rinnovato nelle stesse condizioni dal 2027 in poi.

L’unica ragione per aspettare potrebbe essere la speranza che il governo introduca nuove agevolazioni più favorevoli. Ma al momento non ci sono segnali in questo senso: la tendenza è verso una progressiva riduzione degli incentivi edilizi, non verso un loro potenziamento.

Il consiglio è chiaro: se hai già deciso di ristrutturare, fallo entro il 2026. Se sei ancora indeciso, valuta attentamente e ricorda che hai tempo fino al 31 dicembre per pagare i lavori con bonifico parlante e bloccare l’aliquota al 50%.

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